FELLOWSHIP – CICLOTURISMO

Comunemente lo chiamano Giove Pluvio anche per tutelare la sacra sovranità da ogni eventuale colorata espressione d’insofferenza e di maledizione. Ma spero di non incontrarlo una seconda volta, ancor peggio in terra straniera ! ma perché ?, e quando ? si chiederà il Governatore Lanteri oggi impegnato nella conoscenza di una retrospettiva della Fellowship Distrettuale.
Era l’esordio tecnico-organizzativo di una biciclettata subito lanciata in ampiezze internazionali. La bicicletta oltre ad essere un agile e leggero mezzo di locomozione cittadino stava diventando un comodo veicolo ammesso a percorrere tragitti protetti e a visitare suggestivi siti nel cuore della natura in paesaggi non tormentati da smog, polvere, pozzanghere su tracciati aperti ad ogni facoltà atletico-sportiva anche di ciclisti non di alta abilità e resistenza.
Si trattava di un avvio piuttosto impegnativo per la lunghezza del tracciato, circa 45 chilometri, ma facili facili, quasi sempre in leggera discesa, con qualche attenzione nell’eventualità di incontri con caprioli o lepri usciti improvvisamente dai boschi di contorno. Erano un centinaio i rotariani in bici lanciatisi – dopo una attenta punzonatura per eliminare mezzi “autosemoventi” – alla partenza da Dobbiaco nell’alta Pusteria, diretti verso il confine austriaco e poi la meta di Lienz, dove eravamo attesi da un attraente buffet di ristoro oltre che dalla cordialità dei “ciclisti” di quel Club.

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Tutto filava in modo perfetto, con gradevole scorrevolezza, senza forature, con qualche salto di catena, o freno allentato, in simpatica compagnia, in condizioni atmosferiche perfette, sì davvero ma fino quasi alle porte di Lienz; qui in un battibaleno si verificava un netto capovolgimento e quel “benedetto” di Giove Pluvio prima minacciava e poi apriva le cateratte in modo violento, talchè agli ultimi ciclisti si presentava una barriera di pioggia tale da annullare la visibilità, da rendere scivolosa la pista, da appesantire ogni indumento, senza possibilità di trovare un momentaneo ricovero.
Ero in coda, a cura e responsabile del gruppo per incombenze e doveri di organizzazione ed al  faticoso arrivo al ristoro, ero proprio da strizzare! persino le banconote nel portafoglio ho dovuto stirare al caldo per poter assolvere gli obblighi finanziari del momento.
Questo l’esordio che fu ricordato anche per la drammaticità delle fasi conclusive, portando tuttavia entusiasmo per il secondo tentativo nell’annata successiva, questa volta in Italia, in Trentino, con partenza di oltre cinquanta “atleti”, novelli Coppi e Bartali d’altri tempi, da Calceranica a bordo lago di Caldonazzo, per un’escursione sulla nuova ciclabile che porta a Borgo Valsugana in circa 30 chilometri attraverso campagne ben coltivate ed il profumo dei prati in fiore ampiamente e tranquillamente aperti ai pascoli di stagione. Festoso e gradito buffet per ritemprare le forze e affrontare il ritorno con qualche salitella pur facile fino alla…… merenda di Calceranica.
Il terzo episodio, assai recente, seguendo il corso del Mincio trova Cesare Benedetti in testa al gruppo con una pedalata sciolta ma potente come risulta immortalato in un fotogramma artistico, dove sembra in grado di pedalare e di trascinare il folto plotone di rotariani e familiari sulle note di un travolgente inno Mameli.

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Ad majora quindi ed un invito all’edizione 2015 !

 

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